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“Civuoleunfiore” è una proposta in cui sono confluite,
combinandosi, tre forti passioni maturate negli anni.
La
prima: i bambini. Ne ho visto crescere uno – mio fratello –
e ne ho poi curati, come babysitter, anche tanti altri. Ho
imparato ad apprezzarne le capacità di coinvolgimento e
l’imprevedibilità, l’energia e quell’ingenuità sana che i
grandi spesso disdegnano o non valorizzano. Mi piace giocare
con loro e saperli soddisfatti del tempo trascorso insieme.
La
seconda: l’ambiente. L’allarme oggi è ancora più urgente e
pressante: bisogna ridurre il livello dei consumi collettivi
e renderli più sostenibili. Ed è importante che anche i
bambini vengano sollecitati e resi sensibili a questi
imperativi, senza però che passi l’idea - per altro non
realistica - che limitare i consumi significhi limitare il
divertimento.
La
terza: la reciprocità. Per quanto facciano girare
l’economia, i soldi possono creare meccanismi ingiusti e
discriminatori, di cui i bambini possono risentire
pesantemente. “Perché lui sì e io no?” è la
domanda cui nessun genitore vorrebbe dover rispondere.
La proposta
Civuoleunfiore è stata pensata anche con
l’obiettivo rendere “ricchezza” e moneta spendibile al pari
degli euro le competenze, la creatività e i contatti che
davvero tutti hanno e possono mettere a disposizione. Da qui
la possibilità di pagare la festa del proprio bimbo con un
invito a cena o con un abbonamento alla propria rivista, con
i giocattoli del figlio ormai cresciuto o con qualche
lezione di cucito, sperando che questo cambio di sguardo -
oltre ad alleggerire il portafoglio - consenta di rivalutare
la priorità delle relazioni sociali rispetto a quelle
meramente economiche.
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